С Т Р А В А Г А Н З А СИЦІЛІЯ - IL GRANAIO DI ROMA
Леопольдо Коста

2.27.2016
СИЦІЛІЯ - IL GRANAIO DI ROMA
Catone il Censore, il celebre politico e oratore, la definì “il granaio della Repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito”. Effettivamente la Sicilia, conquistata alla fine della prima guerra punica (241 до н. Е.), Fu un centro di vitale importtanza per la ricchezza e la prosperità della Repubblica e, in seguito, dell’Impero. «La regione ha avuto un ruolo deciivo nell’espansionismo romano nel Mediterraneo», шпіга Арналдо Марконе, доцента Сторії Романа all’Università di Roma Tre. «E haprepresentato un precedente organizzativo per le conquiste послідовно».
Divenuta la prima provincia romana, dal 227 l’isola fu affidata a un propretore (coadiuvato da un questore) e, partire dal regno di Augusto (che la riformò e vi fondò nuove colonie e municipi), a un proconsole proveniente dal Senato. Insomma, una stella di prima grandezza nei dominii romani. E il suo ruolo strategico verrà meno nel V secolo, in piena decadenza dell’Impero romano, quando fu invasa dai Vandali di Genserico, giunti dall’Africa.
Conquista strategica.
Le ragioni per cui Roma si è tanto interessata alla Sicilia sono tre: una politica, ovvero la lotta per la supremazia nel mar Mediterraneo; una strategica, che riteneva il territorio una testa di ponte per la conquista dell’Africa; e infine, una economica: la Repubblica aveva costantemente bisogno di scorte alimentari per le truppe in guerra e per la crescente popolazione. Dalla Sicilia, come dall’Egitto e dal Nord Africa, arrivava il prezioso grano.
L’assoggettamento di tutta l’isola fu lungo e difficile. Inizialmente alcune città, приходьте до Сіракузи, уряду rimasero da tiranni locali, алеаті ді Roma contro Cartagine durante la prima guerra punica. Ma una nuova invasione cartaginese, che condusse alla Seconda guerra punica, rimescolò le carte, tra tradimenti e nuove alleanze, e i soldati romani conquistarono le aree ribelli strappandole ai nemici dopo logoranti battaglie. Канда Сіракузи Quando в Мані романі, nel 212, divenne il principale centro amministrativo della Provincia e il governatore Marco Valerio Levino fu libero di stabilizzare l’isola e riorganizzarla.
Latinizzata.
Roma, oltre che sfruttare le ricchezze agricole dell’isola, “latinizzò” lentamente l’economia. «La vita delle città siciliane, in particolare di quelle economicamente più rilevanti», spiega Marcone, «è stata senza dubbio molto cambiata dai Romani, cominciare dalla parte occidentale della Sicilia, in precedenza controllata dai Cartaginesi».
I Romani sapevano come amministrare i grandi teritori agricoli. E agirono con metodo. Città e villaggi vennero suddivisi in quattro categorie, a seconda del loro status e del comportamento tenuto durante le guerre puniche. Accanto alle culturaltes foederatae (cui venivano riservate, per trattato, l'esenzione dalle tasse e autonomie amministrative, come Messina e Taormina) ea quelle liberae (che lo erano per conssione diretta di Roma, come Palermo), vi erano infatti città soggette alla decuma, ovvero il tributo corrispondente a un decimo del raccolto, mentre ai centri che avevano Resistito fino all'ultimo alla forza militare romana, come Siracusa, furono confiscati tutti i terreni.
Зона запитання “ex ribelli” divennero ager publicus, ovvero terreni dello Stato e spesso date in affitto con animatissime aste pubbliche. Tale provvedimento portò la regione verso un'agricoltura di tipo intenzivo e altamente specializzato, in mano però a pochi, ricchi proprietari: «Il governo romano», scrive lo storico Guido Crainz nel tom L'uomo e il tempo (Donzelli), «per estinguere i propri debiti verso i cittadini romani e italici più abbienti, permise loro di impadronirsi di ingenti terreni dell'agro pubblico, e ciò doprinoì all'espansione del latifondo ».
Gallina dalle uova d’oro.
La Sicilia si trasformò quindi in un enorme campo coltivato: viti, ulivi, orzo e soprattutto frumento per il mercato esterno.
Per capire l'importanza che il grano aveva per la capitale basti pensare che ogni anno essa arrivò a importarne, non solo dalla Sicilia, pii di 3 milions di quintali (oggi se ne produce poco più del doppio), da destinarsi anche ai cittadini romani meno abbienti, che lo ricevevano gratuitamente una volta al mese. Le spighe siciliane venivano raccolte наказує ромам a un costo abbordabile, quanto frutto di tasse o canoni di affitto. La merce veniva poi stipata negli horrea, i grandi magazzini della città. Si affermò così un system for produzione che garantiva alla Repubblica (e poi all’Impero) il massimo del profitto con il minimo della spesa.
«Nella seconda metà del II secolo aC», afferma lo storico polacco Adam Ziólkowski nella sua Storia di Roma (Bruno Mondadori), «esistevano due sistemi di sfruttamento intenzivo della terra: quello tradicionale, praticato nelle aziende cheari famili multiulultura». altro per i propri bisogni, e quello “moderno”, basato su fondi di medie dimensioni (villae) lavorati da schiavi e specializzati nelle colture destinate ai mercati non locali ». Quello degli schiavi, che vivevano in condizioni tremende ed erano numerosissimi, fu un problem ricorrente per il governo centrale, che in Sicilia dovette affrontare almeno un paio di lunghe e violente rivolte.